La storia

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Farmacia Centrale Arezzo

La La farmacia fu fondata nel 1904 e conserva i mobili, realizzati nel 1919 dall'artigiano D'Anelon, in legno di abete verniciato color crema. Le vetrine sono delimitate da lesene che si raccordano in alto con un finto architrave e cornice. Le due porte poste agli estremi della parete di fondo, che affacciano sul retro, sono sormontate da una conchiglia e racchiudono un vetro a specchio. Al di sopra della scaffalatura, è collocato un grande orologio circolare sostenuto ai lati da due draghi. Particolarmente interessante la dotazione, costituita da circa 140 vasi a urna con decori vegetali della fine del secolo XIX.

LE COLONNE DELLA FARMACIA

La Centrale di Arezzo è subentrata nei locali di un bar del centro da quasi cent’anni e continua a essere un importante punto d’incontro.

Dal 1919 ne sono i titolari i Redi, imparentati con quel Francesco Redi (1627-1697) che fu medico di grande reputazione e finissimo letterato.

Situata proprio nel centro d’Italia ad Arezzo, questa farmacia non poteva che chiamarsi così: Centrale. Nel 1904, Boldi e Mascagni, due soci farmacisti, aprirono la loro attività nei locali che prima erano sede di un importante punto di ritrovo della città: il “Bar delle Colonne”, colonne evidentemente destinate a far da centro. Infatti, due di queste, divennero il fulcro della farmacia Centrale: le colonne del retrobottega, dove s’incontravano i personaggi più in vista della città.

Dopo la guerra, nel 1919, la gestione della farmacia passò ad altri due soci, Pietro Marzocchi e Francesco Redi, imparentato con quel Francesco Redi (1627-1697), aretino, membro dell’Accademia del Cimento, finissimo letterato, medico e ricercatore, che scrisse una pagina importante nella storia delle scienze.

Durante la guerra, i giovani soci lavorarono duramente come sottotenenti alla farmacia Militare di Arezzo e poterono acquistare e risistemare la farmacia, solo grazie agli aiuti economici delle famiglie e di conoscenti.       

Furono loro a commissionare all’artigiano D’Anelon quegli arredi che ancora oggi la farmacia utilizza nella sala vendite. Dopo un’operazione di restauro, la scaffalatura e il banco di vendita appaiono come quando furono realizzati: Legno di abete verniciato in color crema con fondo delle vetrine rosso scarlatto.

Negli scaffali più alti, ci sono ancora i vasi che appartenevano al corredo originario Boldi Mascagni: 140 vasi a urna, decorati con foglie di alloro o con foglie di capelvenere. Provengono tutti dalle fornaci di Montelupo e sono identici a quelli della vicina  “Antica farmacia del Cervo”. Probabilmente i titolari delle due farmacie ne acquistarono un lotto insieme per ottenere un prezzo più vantaggioso.

Di fronte all’entrata, alle spalle del banco di vendita, agli estremi della parete di fondo , due porte con un vetro a specchio sormontate da un decoro a conchiglia conducono al retro, dove si trovano il magazzino e il laboratorio.

Sopra la scaffalatura capeggia un orologio circolare sostenuto ai lati da due draghi. Se con la fantasia, davanti a quell’orologio, facessimo tornare indietro il tempo a sessant’anni fa, non sarebbe affatto difficile immaginare il profumo delle caramelle d’orzo appena tagliate che faceva accorrere tutti i ragazzi. Infatti, Il farmacista regalava loro i ritagli!

Allo stesso modo possiamo immaginare il suono del campanello della bicicletta del fattorino del manicomio, che veniva a ritirare i medicinali dalle mani del farmacista fiduciario, Francesco Redi.

Arrivava, racconta la figlia Giuiana, con un cestone di vimini sul quale il farmacista disponeva i medicinali, raccomandandosi: “Vai piano! Non cascare! E consegna tutto direttamente nelle mani del direttore! Mi raccomando!”

La pericolosità delle sostanze stupefacenti utilizzate richiedeva una precisione assoluta: per poter preparare questi galenici con il massimo scrupolo, il farmacista lavorava a porte chiuse sia di giorno che di notte.

Nel 1942, dopo il primo bombardamento, il socio Pietro Marzocchi si ritirò dalla società e subentrò a lui il dottor Ceccherelli.

Francesco Redi aveva costruito con le sue stesse mani diversi strumenti per preparare i medicinali: uno stampo che consentiva un confezionamento più agevole delle supposte; un rullo per tagliare più velocemente e con maggior precisione le caramelle d’orzo ancora calde; uno strumento per confezionare le caramelle emollienti di lichene, le “caramelle di cencio”, come le chiamavano i bambini per la loro consistenza gommosa.

Di questi strumenti, una parte è conservata ancora presso il liceo scientifico di Arezzo e un’altra a Monterchi da un erede del socio Ceccherelli.

Dal 31 marzo 1964, poiché, secondo le leggi sanitarie dovevano sciogliersi le società, la farmacia passò alla figlia di Redi, Giuliana, che a sua volta, dal 1995, ha lasciato l’esercizio alla nipote Cristina, attuale proprietaria.

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